La febbre. Non c’è fenomeno, che il nostro povero corpo sviluppi, più osteggiato della febbre. Da chi viene annientato sul divano da due linee a chi si mette a letto solo se ha almeno un dignitoso 41°, tutti sono concordi nell’affermare che la febbre non va bene. Pertanto deve essere fatta SPARIRE. Non ce n’è, la febbre è il sintomo più combattuto in assoluto. Per la febbre c’è un vero e proprio rifiuto. Lo definirei meglio come accanimento. Tanto più grave quanto più si ignora il significato profondo, e salvifico aggiungo, di questo fenomeno che il nostro organismo ci sottopone. Se conoscessimo il significato dell’innalzamento della temperatura del nostro corpo, ci guarderemmo bene dall’ostacolarlo. Ottenendo certamente uno stato di salute superiore. Occupiamoci di capire perché. Innanzi tutto, da dove origina la febbre? C’è un luogo, nel nostro corpo, in cui si auto-genera? Certamente si: il tessuto connettivo. Luogo per lo più sconosciuto alla medicina classica, il connettivo è il tessuto più importante del nostro corpo. E, per estensione, il tessuto più importante che gli esseri viventi abbiano a disposizione. Talmente importante che, per noi che ci occupiamo di medicina “allargata”, assume la rilevanza di un organo. Al cui interno si verificano le funzioni determinanti per la sopravvivenza, quali: • tutte le funzioni immunitarie, una sorta di campo di battaglia dove si svolgono le funzioni di difesa del nostro organismo • tutte le funzioni di nutrizione, scambio e raccolta delle sostanze di rifiuto, prodotte dalle cellule stesse (anche le cellule hanno le immondizie da smaltire…) Insomma, all’interno di questo organo si decreta lo stato di salute o di malattia. Ma dove si trova e quali sono le sue caratteristiche? Il tessuto connettivo è una sorta di fluido, di liquido denso, che circonda tutte le nostre cellule. Possiamo anche dire, rendendo la cosa più comprensibile, che tutte le cellule sono immerse in questo fluido, che possiamo considerare come una sorta di liquido amniotico. E, con lui, stabiliscono un rapporto dinamico di scambio continuo. Di cosa? Di informazioni. Come noi non potremmo vivere se non fossimo circondati da un’atmosfera di aria che ci permette di respirare e relazionarci col mondo, allo stesso modo le cellule non sopravvivrebbero se non fossero circondate da questo “mezzo” di sostentamento. Ed è all’interno di questa matrice fondamentale che si sviluppano i fenomeni infiammatori e, di conseguenza, la febbre. Ed ora entriamo nel vivo della questione raccontando che questo fluido ha una caratteristica peculiare: una sorta di doppia vita, un duplice modo di presentarsi nell’arco delle 24 ore. In particolare: 1. Dalle 3.00 alle 15.00, circa, si presenta particolarmente liquido (stato di sol). In questa fase avviene la demolizione, la raccolta e lo smaltimento delle scorie prodotte dalle cellule. Una vera e propria fase disintossicante e di drenaggio. Questo è anche il momento di grande attività del sistema immunitario. Le “battaglie” avvengono in questa fase. 2. Dalle 15.00 alle 3.00, circa, si presenta denso, come gelatinoso (stato di gel). In questa fase avviene la ricostruzione cellulare, la fase di nutrizione vera e propria delle cellule. Questo duplice modo di presentarsi dipende da una sorta di termostato interno, tarato da millenni di evoluzione, che permette il perfetto scambio di nutrienti/rifiuti. Quando noi non ci sentiamo bene subentra, normalmente, uno stato febbrile che ha l’obiettivo di alzare la temperatura generale del corpo, permettendo uno stato perenne di sol (lo stato liquido). È questa la fase in cui il nostro sistema immunitario ci difende da qualsivoglia aggressione. E la temperatura ideale a cui si deve l’ottimizzazione di quest’opera imponente di riconoscimento - attacco - demolizione va dai 38.4 ai 39.0°C. Non è un caso che gli stati febbrili si inneschino, per la maggior parte, verso sera. Comunque dopo le 15.00. L’obiettivo, intelligente (ma la natura non potrebbe essere diversa), è quello di mantenere il connettivo nello stato di liquido (sol) più possibile. Condizione necessaria per permettere al nostro reggimento interno di difenderci. Questa fase continua fino a quando non viene ottenuta una pulizia profonda e completa dell' ambiente, cioè del connettivo. Provate a immaginare cosa significa assumere un antipiretico nel bel mezzo di questa fase…… Significa “raffreddare” repentinamente il sistema ottenendo quanto segue: • Intrappolare, imprigionare, nel connettivo, molecole di scarto. Residui proteici senza un connotato informativo preciso. “Pezzi” di molecole non ben identificate e, quindi attaccabili. • Generare, di conseguenza, una risposta immunitaria molto forte nei confronti di queste molecole non ben identificate. A lungo andare si pongono le basi per le malattie autoimmuni. Meno male che il nostro corpo è molto più saggio di noi e, spesso, se ne infischia dell’antipiretico. Tant’è che dopo poco tempo dall’assunzione, la temperatura torna su come se niente fosse. In barba alle dosi da cavallo di antipiretico. Se prima non capivate questo fenomeno e lo interpretavate come il manifestarsi della “forza” del bacillo (virus? battere?), adesso sapete che il bacillo non c’entra. Adesso sapete che il nostro sistema immunitario è più forte di qualsivoglia bacillo, visto che è lì giusto per combatterlo, ma non è più forte della nostra caparbietà di somministrazione di antipiretico. E, giorno dopo giorno, si indebolirà, schiacciato da una montagna di farmaci che lo snervano nel pieno della sua attività principe. Ricordiamoci che la febbre è solo un segno, non una malattia. Chiediamoci sempre che cosa c’è dietro.

 

Tratto da :www.fabiolamenon.it